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Assistenza ai minori allontanati dalla famiglia: nuovo fondo da 100 milioni per i Comuni

Assistenza ai minori allontanati dalla famiglia: nuovo fondo da 100 milioni per i Comuni

Pubblicato il decreto che definisce criteri, controlli e ripartizione delle risorse per il 2025. Un sostegno economico strutturale, pensato per aiutare i comuni a far fronte a una delle voci di spesa sociale più delicate e onerose: l’assistenza ai minori allontanati dalla famiglia su decisione dell’autorità giudiziaria.


Con il decreto firmato il 19 novembre 2025 dal Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, prende forma concreta il fondo statale da 100 milioni di euro annui, previsto per il triennio 2025-2027 dalla legge di bilancio.

Il provvedimento, già registrato dalla Corte dei conti e in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, stabilisce regole, criteri e modalità di distribuzione delle risorse per l’anno 2025, accompagnate da una dettagliata nota metodologica e dal piano di riparto che assegna gli importi ai singoli enti beneficiari.

Un fondo mirato per sostenere i comuni più esposti

Il fondo nasce con un obiettivo preciso: alleggerire il peso finanziario sostenuto dai comuni per garantire protezione, accoglienza e cura ai minori allontanati dal nucleo familiare, spesso inseriti in comunità educative o affidati a famiglie.

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Non tutti gli enti locali, però, possono accedere automaticamente alle risorse. Il legislatore ha introdotto un criterio selettivo, legato all’incidenza di queste spese sul bilancio sociale comunale. Possono beneficiare del contributo solo i comuni in cui i costi per l’attuazione dei provvedimenti del tribunale per i minorenni superano il 3% del fabbisogno standard monetario per la funzione sociale.

Una soglia pensata per intercettare le situazioni più critiche, dove l’impegno finanziario rischia di comprimere altre attività fondamentali del welfare locale.

Chi resta escluso dal riparto

Il perimetro dei beneficiari è stato definito sulla base dei fabbisogni standard ufficiali. Restano fuori, per ragioni tecniche, i comuni del Friuli-Venezia Giulia, per i quali non sono disponibili dati comparabili, mentre rientrano quelli delle regioni a statuto ordinario, della Sicilia e della Sardegna.

Dopo le verifiche, 244 comuni sono stati esclusi perché non hanno superato la soglia minima del 3%, mentre oltre 2.300 enti hanno presentato regolarmente la dichiarazione delle spese sostenute.

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La raccolta dei dati: dichiarazioni e controlli incrociati

Il meccanismo di assegnazione parte dalle dichiarazioni telematiche inviate dai comuni, secondo modalità fissate dal Ministero dell’Interno. Gli enti hanno indicato sia la spesa impegnata sia quella effettivamente pagata, scegliendo il valore più elevato tra i due.

Nel complesso, le amministrazioni locali hanno dichiarato circa 460 milioni di euro di spesa, una cifra di gran lunga superiore al plafond disponibile. Proprio per questo il decreto introduce una serie di verifiche e correzioni automatiche, con l’obiettivo di rendere omogeneo e attendibile il dato di partenza.

Come sono stati “normalizzati” i costi

Per evitare distorsioni e richieste eccessive, il Ministero ha applicato tre principali interventi di normalizzazione.

Il primo riguarda il costo giornaliero per minore, per il quale è stato fissato un tetto massimo di 280 euro. Una soglia alta, ma sufficiente a intercettare i casi anomali senza penalizzare le specificità territoriali. Questo correttivo ha interessato oltre cento comuni.

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Il secondo intervento ha eliminato le duplicazioni, individuando richieste ripetute per lo stesso provvedimento giudiziario. In presenza di più segnalazioni identiche, sono state considerate valide solo le prime quattro.

Il terzo passaggio ha previsto un controllo incrociato con i dati di bilancio ufficiali, confrontando le somme dichiarate con gli impegni realmente registrati nei rendiconti comunali. Anche in questo caso, è stata fissata una soglia massima per evitare che il contributo richiesto superasse una quota ragionevole della spesa sociale complessiva.

Grazie a questi controlli, l’importo complessivo riconosciuto è stato ridotto di circa 5,5 milioni di euro, garantendo maggiore equità nella distribuzione.

Il criterio chiave: quanto pesa la spesa sui bilanci locali

Il cuore del sistema di riparto è rappresentato dal rapporto tra spesa sostenuta e fabbisogno standard. Per ciascun comune che supera il 3%, si calcola una “spesa netta”, depurata della quota minima già coperta dai meccanismi ordinari.

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Questa incidenza risulta poi confrontata con un valore mediano nazionale, così da premiare proporzionalmente gli enti più esposti, senza concentrare tutte le risorse su pochi casi estremi. Particolare attenzione si riserva ai comuni di piccole dimensioni, che spesso affrontano costi elevati con strutture amministrative limitate.

Più richieste che risorse: il riparametro finale

Dopo l’applicazione di tutti i criteri, la spesa teoricamente finanziabile supera i 140 milioni di euro. Poiché il fondo per il 2025 dispone di 100 milioni complessivi, il decreto prevede un riproporzionamento finale, che riduce in modo uniforme gli importi assegnati, mantenendo però invariata la gerarchia dei beneficiari.

Il risultato è un piano di riparto che distribuisce l’intero stanziamento disponibile, rispettando il vincolo di bilancio e i criteri fissati dalla legge.

Un passo avanti per la sostenibilità dei servizi sociali

Il decreto rappresenta un tassello importante nel tentativo di rafforzare la tenuta finanziaria dei servizi sociali comunali, in un ambito – quello della tutela dei minori – che richiede interventi tempestivi, professionalità specializzate e risorse adeguate.

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Pur non coprendo integralmente i costi sostenuti dagli enti, il fondo introduce un principio di corresponsabilità statale, riconoscendo che l’allontanamento di un minore dalla famiglia non è solo una questione locale, ma un interesse pubblico di rilievo nazionale.

Un modello che, se confermato e migliorato nei prossimi anni, potrebbe diventare uno strumento strutturale di equilibrio tra diritti, protezione dell’infanzia e sostenibilità dei bilanci pubblici.

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