Dopo mesi di attesa e confronto, il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro “Istruzione e Ricerca” per il triennio 2022-2024 è diventato realtà.
L’intesa definitiva è stata sottoscritta lo scorso 23 dicembre dall’ARAN insieme alle organizzazioni sindacali CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF, mentre la CGIL ha scelto di non apporre la propria firma, motivando la decisione con una valutazione negativa sul piano economico e professionale.
Il nuovo contratto riguarda un bacino molto ampio di lavoratrici e lavoratori: scuola, università, enti di ricerca e istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica). Con l’entrata in vigore immediata dell’accordo, arrivano aumenti stipendiali, arretrati e una indennità una tantum, attesi da tempo dal personale del comparto pubblico dell’istruzione.
La posizione della CGIL: “Aumenti insufficienti e inflazione non recuperata”
L’assenza della firma della CGIL rappresenta uno degli elementi più rilevanti di questa tornata contrattuale. Il sindacato ha spiegato la propria scelta parlando di retribuzioni non adeguate, incapaci di compensare l’aumento del costo della vita, e di una scarsa valorizzazione delle professionalità coinvolte.
Secondo la CGIL, l’intesa non risponde al mandato emerso dalla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, che chiedevano un intervento più incisivo sul fronte salariale. Una posizione che segna una distanza netta rispetto alle altre sigle sindacali firmatarie, le quali hanno invece ritenuto prioritario garantire tempi rapidi per l’erogazione degli incrementi economici.
Aumenti in busta paga: quanto guadagnano docenti e personale ATA
Il cuore del nuovo CCNL è rappresentato dagli incrementi retributivi, che interessano tutte le categorie del comparto, seppur con importi differenziati.
Per il personale docente della scuola, l’aumento medio mensile è pari a 144 euro, mentre il personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) potrà contare su un incremento di 105 euro al mese. A queste somme si aggiungono gli arretrati maturati nel periodo di vacanza contrattuale e una erogazione una tantum:
Si tratta di importi medi, calcolati sulla base delle tabelle contrattuali, che variano in funzione dell’anzianità di servizio e dell’inquadramento professionale.
Università, ricerca e AFAM: incrementi differenziati
Il rinnovo contrattuale non si limita al mondo della scuola, ma coinvolge anche il personale delle università, degli enti di ricerca e delle istituzioni AFAM, settori spesso caratterizzati da specificità organizzative e professionali.
Nel dettaglio, gli aumenti medi mensili previsti sono:
-
141 euro per i dipendenti delle università
-
211 euro per il personale degli enti di ricerca, che beneficia dell’incremento più consistente
-
173 euro per chi opera nelle istituzioni AFAM
Anche in questi casi, agli aumenti strutturali si sommano gli arretrati, che consentono un recupero parziale delle somme non percepite negli anni precedenti.
Una trattativa “mirata”: focus su salario e relazioni sindacali
Uno degli aspetti centrali dell’accordo riguarda la scelta condivisa di limitare questa tornata negoziale ad alcuni ambiti specifici. Le parti hanno infatti deciso di concentrarsi esclusivamente su trattamento economico e relazioni sindacali, rinviando la revisione degli altri istituti normativi.
La decisione nasce dall’esigenza di accelerare i tempi e garantire rapidamente al personale gli incrementi retributivi, anche alla luce della trasmissione dell’atto di indirizzo quadro per il triennio 2025-2027, che apre già la strada alla prossima fase di contrattazione.
Le regole rimandate al prossimo rinnovo
Tutti gli aspetti normativi non affrontati in questa fase — come organizzazione del lavoro, progressioni di carriera, diritti e doveri del personale — saranno oggetto di confronto nella successiva negoziazione contrattuale, relativa al triennio 2025-2027.
Una scelta che, se da un lato ha permesso di sbloccare rapidamente la parte economica, dall’altro lascia aperti numerosi nodi, soprattutto in termini di valorizzazione professionale e riconoscimento delle competenze maturate nel tempo.
Un contratto che divide, ma produce effetti immediati
Il CCNL “Istruzione e Ricerca” 2022-2024 si presenta dunque come un accordo di compromesso: firmato dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali, ma contestato da una parte rilevante della rappresentanza dei lavoratori.
Sul piano concreto, tuttavia, il contratto entra subito in vigore e consente a centinaia di migliaia di dipendenti pubblici di vedere aumenti reali in busta paga, insieme al pagamento degli arretrati. Resta aperto il dibattito sull’adeguatezza delle risorse stanziate rispetto all’erosione del potere d’acquisto e alle aspettative di un comparto strategico per il futuro del Paese.
Il prossimo banco di prova sarà il rinnovo 2025-2027, chiamato a colmare le lacune lasciate aperte e a ridefinire in modo più strutturale il ruolo e il valore del lavoro nell’istruzione e nella ricerca pubblica.
Rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024: il testo definitivo
Qui il documento completo.