La Corte dei conti fotografa lo stato di avanzamento del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) nei Comuni: numeri solidi, spesa coerente con il cronoprogramma europeo e amministrazioni locali sempre più centrali, ma restano nodi strutturali da sciogliere.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza continua a poggiare in larga misura sulle spalle degli enti territoriali, e in particolare dei Comuni. È quanto emerge dal più recente referto della Sezione autonomie della Corte dei conti, che fotografa lo stato di avanzamento dei progetti PNRR e PNC aggiornato al 28 agosto 2025, sulla base dei dati della piattaforma ReGiS e delle verifiche svolte dalle Sezioni regionali di controllo.
I numeri confermano un dato ormai consolidato: i Comuni rappresentano il vero motore operativo del Piano. Su oltre 96 mila progetti finanziati, più di 63 mila sono gestiti da amministrazioni comunali, per un valore di 24,5 miliardi di euro di risorse PNRR. Regioni e Province autonome, pur amministrando interventi mediamente più onerosi, seguono con circa 29 mila progetti e 18,2 miliardi di finanziamenti. Una distribuzione che riflette la diversa natura degli interventi: molti, diffusi e di importo contenuto quelli comunali; meno numerosi ma più complessi quelli affidati ai livelli istituzionali superiori.
La geografia delle risorse: Mezzogiorno in primo piano
Dal punto di vista territoriale, il Piano mantiene una forte impronta perequativa. Il Mezzogiorno assorbe stabilmente oltre il 40% delle risorse complessive, confermandosi l’area con la maggiore incidenza finanziaria. Seguono il Nord-Ovest, che concentra la quota più elevata di fondi se si considerano le singole macroaree, e il Centro, che pur con un numero inferiore di progetti beneficia di stanziamenti rilevanti. Nord-Est e Isole completano il quadro con percentuali più contenute ma comunque significative.
Questa distribuzione rispecchia gli obiettivi strategici del Piano, orientati a ridurre i divari territoriali e a sostenere lo sviluppo infrastrutturale, sociale ed economico delle aree storicamente più fragili.
Avanzamento finanziario: dati coerenti con il cronoprogramma
Sul fronte della spesa, il referto restituisce un’immagine sostanzialmente in linea con le previsioni. Alla fine di agosto 2025 risultava impegnato il 59,2% dei circa 60,8 miliardi di euro necessari per la realizzazione degli interventi. I pagamenti effettuati coprivano quasi il 30% del costo complessivo, percentuale che sale a circa il 32% se si considerano esclusivamente le risorse PNRR, per un valore superiore ai 15 miliardi di euro.
Secondo la Corte dei conti, questo andamento è coerente con il cosiddetto piano dei costi: circa un terzo dei progetti finanziati può essere considerato già realizzato sotto il profilo economico. Un risultato che, pur non privo di criticità, conferma la tenuta complessiva dell’impianto attuativo.
Lavori pubblici più lenti, meglio servizi e forniture
L’analisi evidenzia tuttavia una marcata differenza tra le tipologie di intervento. I lavori pubblici, che assorbono quasi 40 miliardi di euro – pari a circa il 68% delle risorse – mostrano un livello di utilizzo più contenuto, poco sopra il 30%. Un dato spiegabile con la maggiore complessità progettuale e procedurale delle opere infrastrutturali, spesso soggette a rallentamenti fisiologici.
Più avanzata risulta invece la spesa per servizi, contributi e acquisto di beni, ambiti nei quali l’utilizzo delle risorse supera rispettivamente il 37%, il 41% e il 44%. Si tratta di interventi generalmente più rapidi da attuare, meno esposti a variabili tecniche e autorizzative.
Enti locali costretti ad anticipare risorse proprie
Un elemento di particolare rilievo riguarda i flussi finanziari tra amministrazioni centrali ed enti attuatori. A fronte di 11,9 miliardi di euro trasferiti dallo Stato, gli enti territoriali hanno effettuato pagamenti per oltre 15 miliardi, anticipando risorse proprie per più di 3,2 miliardi di euro. Se si considerano i pagamenti complessivi, il divario sale a quasi 6 miliardi.
Questo scostamento segnala uno sforzo significativo da parte degli enti locali, chiamati a garantire continuità ai cantieri e ai progetti in attesa dei rimborsi. Una dinamica che, pur dimostrando capacità di reazione, espone le amministrazioni a tensioni di cassa non trascurabili.
La revisione del PNRR e il nuovo quadro normativo
Il referto si inserisce in un contesto profondamente mutato dalla revisione del PNRR approvata nel giugno 2025. Senza alterare la dotazione finanziaria complessiva, l’intervento ha ridotto il numero di milestone e target, rimodulato le ultime rate e rafforzato le misure considerate più mature, introducendo nuove linee soprattutto nei settori energetico, digitale e infrastrutturale.
Parallelamente, il 2025 è stato caratterizzato da un’intensa attività legislativa volta a sostenere gli enti territoriali nella fase finale di attuazione: semplificazioni procedurali, potenziamento degli organici, accelerazioni per le opere strategiche e strumenti di salvaguardia per i progetti usciti dal perimetro PNRR hanno contribuito a preservare la continuità amministrativa.
Controlli, criticità e sfida finale
La terza parte della Relazione restituisce gli esiti dei controlli svolti dalle Sezioni regionali della Corte dei conti. Il quadro che emerge non è emergenziale, ma presenta criticità strutturali: difficoltà di coordinamento tra livelli istituzionali, fragilità organizzative di molti enti locali, carenza di personale tecnico specializzato e ritardi nell’aggiornamento dei dati di monitoraggio.
Problemi che, nella maggior parte dei casi, non assumono carattere patologico, ma rappresentano rischi potenziali in vista delle scadenze europee del 2026. Proprio per questo, la capacità degli enti territoriali di adattarsi, rafforzare i controlli interni e mantenere allineati cronoprogrammi e stato reale dei progetti sarà decisiva.
Un equilibrio ancora possibile
In conclusione, il PNRR si presenta come un sistema in equilibrio dinamico, sospeso tra revisione programmatoria e attuazione concreta. I risultati raggiunti finora sono incoraggianti, ma la fase più delicata è ancora davanti. E, ancora una volta, saranno soprattutto i Comuni – tra risorse anticipate, complessità operative e responsabilità diffuse – a giocare la partita decisiva per trasformare il Piano in risultati tangibili per cittadini e territori.
La relazione della Corte dei Conti
Qui il documento completo.