Influenza, milioni di italiani costretti a letto in questo inizio di 2026: il virus e la viariante K corre durante le feste e preoccupa gli esperti.
Le festività natalizie si sono trasformate, per molti italiani, in giorni trascorsi sotto le coperte. L’ondata influenzale in corso continua infatti a colpire duramente la popolazione, con numeri che restano elevati nonostante un’apparente flessione registrata nelle ultime settimane di dicembre. Secondo i più recenti dati della sorveglianza RespiVirNet, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, centinaia di migliaia di nuovi casi sono stati stimati a ridosso delle feste, portando il totale stagionale a diversi milioni di infezioni respiratorie acute.
Un dato che restituisce l’immagine di un Paese alle prese con un virus particolarmente diffuso, capace di mettere in difficoltà famiglie, ambulatori medici e strutture ospedaliere, soprattutto nei territori e nelle fasce di età più esposte.
I numeri della sorveglianza: calo apparente, ma la circolazione resta intensa
Nell’ultima settimana analizzata, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute nella comunità si è attestata intorno ai 14,5 casi ogni 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto al periodo precedente. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza nell’interpretare questo calo. La riduzione potrebbe infatti non riflettere una reale attenuazione dell’epidemia, ma essere legata a meno accessi agli studi medici e a una trasmissione incompleta dei dati durante le festività natalizie.
A incidere è stata anche la chiusura delle scuole, un fattore che ogni anno contribuisce a rallentare temporaneamente la diffusione dei virus respiratori, soprattutto tra i più piccoli, che rappresentano uno dei principali veicoli di contagio.
Bambini e anziani tra i più colpiti
Come avviene di consueto, l’incidenza più elevata si osserva tra i bambini sotto i cinque anni, con valori che superano ampiamente la media nazionale. Una circolazione così intensa nelle fasce più giovani non solo aumenta il rischio di complicanze pediatriche, ma favorisce anche la diffusione del virus all’interno delle famiglie.
Parallelamente, i dati provenienti dagli ospedali mostrano una forte presenza dell’influenza tra gli over 65, soprattutto nei reparti di emergenza e nei ricoveri per forme respiratorie acute. È proprio in questa fascia di età che si registra la quota maggiore di casi gravi.
Le differenze regionali: Sud più colpito, ma il virus è ovunque
La diffusione dell’epidemia non è uniforme sul territorio nazionale. Sicilia e Campania mostrano livelli di intensità particolarmente elevati, mentre diverse regioni del Centro – tra cui Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo – presentano un’incidenza di grado medio. Più contenuta, invece, la situazione nel Nord e in altre aree del Paese.
Va però ricordato che il recente passaggio dalla definizione di sindrome simil-influenzale a quella di infezione respiratoria acuta rende complesso il confronto con le stagioni precedenti, sia in termini di incidenza sia di soglie epidemiche.
In ospedale il virus colpisce più duramente
Se nella comunità la percentuale di positività ai test influenzali resta significativa, è in ambito ospedaliero che il virus mostra il suo volto più aggressivo. Oltre la metà dei pazienti ricoverati con sintomi respiratori risulta positiva all’influenza, un dato che segnala una pressione crescente sulle strutture sanitarie.
La sorveglianza delle forme gravi evidenzia inoltre un aumento dei casi complicati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il sottotipo più frequentemente associato a quadri severi è A(H3N2), che si conferma il protagonista della stagione.
Un elemento chiave emerge con chiarezza: la maggioranza dei pazienti con decorso grave non era vaccinata, rafforzando il ruolo centrale della prevenzione.
Il dominio del sottotipo A(H3N2) e la variante K
Le analisi virologiche mostrano che i virus influenzali di tipo A sono nettamente predominanti, con una prevalenza marcata del sottotipo H3N2 rispetto all’H1N1. I campioni sequenziati indicano che, tra i ceppi H3N2 in circolazione, il subclade K risulta largamente dominante.
Non sono stati invece rilevati segnali di ceppi influenzali atipici riconducibili all’influenza aviaria, un dato rassicurante sul fronte zoonotico.
Un’influenza che colpisce anche l’apparato digerente
Una delle caratteristiche più discusse di questa stagione è la presenza di disturbi gastrointestinali associati all’infezione. Secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, sempre più pazienti presentano nausea, vomito e diarrea insieme ai sintomi respiratori classici.
Questa combinazione può rendere meno immediata la diagnosi, soprattutto nei bambini e nelle persone fragili. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la circolazione simultanea di altri virus, come norovirus ed enterovirus, che possono causare disturbi intestinali indipendentemente dall’influenza.
Come affrontare l’influenza: i consigli degli esperti
Nonostante alcune peculiarità cliniche, la gestione dell’influenza resta sostanzialmente invariata. Gli specialisti raccomandano:
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Riposo adeguato e sospensione delle attività quotidiane
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Idratazione costante, soprattutto in presenza di febbre o diarrea
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Farmaci sintomatici per alleviare dolori e temperatura elevata
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Vaccinazione, in particolare per anziani, fragili e persone con patologie croniche
Secondo virologi come Fabrizio Pregliasco, la gravità complessiva dei sintomi non appare superiore a quella delle stagioni precedenti, ma il vero banco di prova arriverà nelle prossime settimane.
Cosa aspettarsi dopo le feste
Con la riapertura delle scuole e il ritorno alla piena attività lavorativa, gli esperti prevedono che l’incidenza possa tornare a salire o mantenersi su livelli elevati. Il picco dell’epidemia influenzale, dunque, potrebbe essere ancora davanti a noi.
Nel frattempo, l’invito resta quello di non sottovalutare i sintomi, proteggere le persone più vulnerabili e ricorrere alla prevenzione come principale arma contro un virus che, anche quest’anno, sta mettendo alla prova il sistema sanitario e la quotidianità di milioni di italiani.